Report aggregati
Google, Microsoft, Yahoo e gli altri destinatari inviano ogni giorno un report per ogni dominio con DMARC. Li riceviamo su una casella dedicata e li leggiamo ogni ora.
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Google, Microsoft, Yahoo e gli altri destinatari ti dicono ogni giorno chi spedisce posta a nome del tuo dominio. Lo fanno con report XML che nessuno legge. Noi li leggiamo ogni ora, li traduciamo in azioni concrete e accompagniamo il dominio fino a p=reject, un passo alla volta. Tu ricevi la scheda del dominio dal tuo referente: nessuno strumento da imparare.
Molti domini aziendali hanno pubblicato un record DMARC per soddisfare i requisiti dei grandi destinatari e si sono fermati a p=none: i report finiscono in una casella che nessuno apre e la policy non blocca nulla. Il monitoraggio è il lavoro che trasforma quel record in protezione: capire chi spedisce, autorizzare chi è legittimo, stringere la policy quando i numeri lo permettono.
Osserva e basta. I messaggi che falliscono l’autenticazione vengono recapitati comunque: il dominio resta utilizzabile per phishing e spoofing a tuo nome, anche con il record pubblicato.
Il formato dei report aggregati: un file per destinatario al giorno, con indirizzi IP, volumi ed esiti. Utile solo se qualcuno lo legge, lo incrocia con i sistemi che spediscono davvero e agisce.
Il limite di ricerche DNS oltre il quale un record SPF fallisce in silenzio. Ogni servizio aggiunto con un include ne consuma. Contarli e ridurli fa parte del monitoraggio.
Come funziona
Il ciclo parte dai server riceventi e finisce nel DNS del tuo dominio. In mezzo c’è il lavoro che di solito nessuno fa: leggere, capire, autorizzare, stringere.
Google, Microsoft, Yahoo e gli altri destinatari inviano ogni giorno un report per ogni dominio con DMARC. Li riceviamo su una casella dedicata e li leggiamo ogni ora.
Ogni sorgente riceve una diagnosi in italiano: tuo server da sistemare, servizio terzo da autorizzare, inoltro, abuso bloccato. Accanto, l’azione da fare.
Autorizziamo i mittenti in SPF, attiviamo DKIM dove manca, riduciamo i lookup e pubblichiamo i record generati dalla piattaforma.
Il dominio passa a p=quarantine e poi a p=reject quando il punteggio di prontezza lo consente. Il monitoraggio continua e gli avvisi restano attivi.
Non vendiamo una dashboard. AtWorkStudio configura i record, autorizza i mittenti, porta il dominio in enforcement e continua a monitorarlo. Il cliente riceve la scheda del dominio, aggiornata dal proprio referente, e non deve imparare uno strumento.
La piattaforma operativa, DMARC Reaper, è riservata agli operatori AtWorkStudio. Per chi usa Microsoft 365 il servizio si affianca a Defender for Office 365 e all’Email Security Gateway qualificato ACN: l’autenticazione protegge il dominio, il gateway protegge le caselle.
Report, cronologia e schede risiedono nella regione Azure Italia Nord. Nessuna risorsa di terze parti nelle pagine della piattaforma.
Conservazione di report e cronologia: abbastanza per confrontare un anno intero e documentare quando una sorgente è comparsa o è stata autorizzata.
Ogni scheda del dominio confronta gli ultimi 30 giorni con i 30 precedenti: è il riepilogo periodico che il referente AtWorkStudio consegna al cliente in PDF, di norma a fine mese o dopo un intervento.
Servizio erogato da un’azienda certificata per sicurezza delle informazioni, sicurezza cloud, protezione dei dati personali e qualità. Membri di Clusit.
Le domande che riceviamo prima di attivare il servizio.
DMARC (Domain-based Message Authentication, Reporting and Conformance) è un record DNS con cui il proprietario di un dominio dice ai server riceventi cosa fare con i messaggi che non superano SPF o DKIM: nulla (p=none), quarantena (p=quarantine) o rifiuto (p=reject). La parte «Reporting» è quella che pochi usano: Google, Microsoft, Yahoo e gli altri destinatari inviano ogni giorno un report aggregato in XML con gli indirizzi IP che hanno spedito posta a nome del dominio e l’esito dell’autenticazione. Letti con costanza, quei report dicono chi sta davvero usando il tuo dominio. Il servizio li riceve, li legge ogni ora e li traduce in una diagnosi in italiano. Lavoriamo sui report aggregati (RUA): i report forensi (RUF), che pochi destinatari inviano, non sono trattati. La copertura dipende da chi manda i report: i grandi provider sì, molti server piccoli no, quindi i numeri non descrivono mai il cento per cento della posta.
Con p=none il dominio è solo osservato: i messaggi falsi vengono recapitati comunque e il record serve soltanto a ricevere i report. Solo p=reject, con p=quarantine come tappa intermedia, dice ai destinatari di scartare la posta che non supera l’autenticazione, ed è l’unica configurazione che impedisce davvero a terzi di spedire a nome del tuo dominio. Google, Yahoo e Microsoft richiedono già un record DMARC a chi spedisce grandi volumi verso le loro caselle. Una policy di enforcement è inoltre una misura tecnica documentabile in un audit NIS2 o ISO/IEC 27001.
L’inoltro è il caso più delicato. Quando un destinatario gira automaticamente la posta a un altro indirizzo, o una mailing list riscrive il messaggio, SPF fallisce perché il server che inoltra non è tra quelli autorizzati. Se anche la firma DKIM si rompe, con p=reject quel messaggio viene scartato. Per questo il servizio riconosce le sorgenti che si comportano da inoltro e le classifica come tali, e il passaggio a p=reject avviene solo quando le sorgenti legittime firmano correttamente con DKIM, che sopravvive all’inoltro. Il percorso è graduale proprio per non perdere posta legittima.
Dipende da quanti sistemi spediscono a nome del dominio. Un’azienda con la sola posta su Microsoft 365 arriva all’enforcement in tempi brevi; un’organizzazione con CRM, piattaforme per newsletter, gestionali e stampanti multifunzione che inviano email richiede più tempo, perché ogni sorgente va identificata, autorizzata in SPF o fatta firmare con DKIM. Il punteggio di prontezza, su una scala da 0 a 100, indica in ogni momento quanto manca e qual è il prossimo passo: la quarantena parte sul 10% della posta da 80 punti e arriva al 100% da 90, il rifiuto parte sul 25% da 95 e diventa totale da 97. Di norma il dominio resta alcune settimane in osservazione con p=none, passa a p=quarantine con percentuale crescente e infine a p=reject. Non forziamo i tempi: il dominio avanza quando i report dicono che è pronto.
No. Il servizio è gestito: AtWorkStudio configura i record, autorizza i mittenti, porta il dominio in enforcement e continua a monitorarlo. Il cliente riceve la scheda del dominio in italiano, in PDF, generata dal proprio referente AtWorkStudio quando serve, di norma a fine mese o dopo un intervento: contiene i numeri degli ultimi 30 giorni confrontati con i 30 precedenti, la configurazione DNS, il punto del percorso, cosa è stato fatto e chi invia posta per il dominio. Gli avvisi e il riepilogo settimanale sono strumenti interni degli operatori. La piattaforma operativa, DMARC Reaper, è riservata agli operatori AtWorkStudio. Report e cronologia sono conservati 13 mesi su Azure nella regione Italia Nord.
Raccontaci quanti domini hai e quali sistemi inviano email. Ti diciamo a che punto sei e cosa serve per arrivare a p=reject. Il monitoraggio DMARC completa la sicurezza email e si integra con la gestione DNS del dominio aziendale.