Microsoft ha deciso due cose distinte, e conviene tenerle separate. La prima: le passkey diventano l’esperienza di autenticazione predefinita in Microsoft Entra ID. La seconda, quella che conta davvero: SMS e chiamata vocale non saranno più forniti nativamente da Entra ID. Non è un incoraggiamento a modernizzare — è la rimozione di un metodo che oggi, in tante aziende, è l’unico secondo fattore configurato.
Le quattro date da segnare
| Data | Cosa accade | Impatto sull’utente |
|---|---|---|
| 1 settembre 2026 | Chi è abilitato a SMS o voce viene abilitato d’ufficio alle passkey; la campagna di registrazione passa in stato «Microsoft managed» | Invito a registrare una passkey, rinviabile senza limiti |
| 18 settembre 2026 | Compaiono nel Microsoft Security Store le informazioni sui provider telefonici di terze parti | Nessuno |
| 30 ottobre 2026 | Diventa possibile selezionare e configurare un provider telefonico | Nessuno |
| 1 febbraio 2027 | SMS e voce forniti da Microsoft vengono ritirati da Entra ID: nessun opt-out, per tutti i tenant | Chi ha solo SMS o voce riceve una richiesta di registrazione bloccante |
Il 1 settembre si può rinviare. Il 1 febbraio no.
È la distinzione che rischia di costare più cara, perché la prima data è morbida e induce a rilassarsi. Il 1 settembre gli utenti abilitati a SMS o voce vengono messi in un profilo che consente tutti i tipi di passkey, e la campagna di registrazione li prende in carico automaticamente: al primo accesso con MFA vedono l’invito a registrarne una. Per impostazione predefinita quell’invito si rinvia un numero illimitato di volte. In pratica, la maggior parte degli utenti clicca «più tardi» e la cosa finisce lì.
Il 1 febbraio 2027 il comportamento cambia natura. Chi a quella data ha come unico metodo MFA disponibile SMS o chiamata vocale riceve al login una richiesta di registrazione della passkey che non si può più rinviare: senza completarla, non si entra. Microsoft lo scrive senza ambiguità — per la scadenza di febbraio non esiste opt-out e la regola si applica a tutti i tenant. Nessuno viene chiuso fuori definitivamente dal proprio account, ma di fatto la mattina del 1 febbraio una parte del personale si troverà davanti a una registrazione obbligatoria mai vista prima, senza preavviso e senza sapere cosa fare.
Esiste un opt-out temporaneo, ma solo per la finestra fra il 1 settembre 2026 e il 1 febbraio 2027: si imposta via Microsoft Graph sulla policy dei metodi di autenticazione, con la proprietà passkeyDynamicMigration a true, e richiede il permesso Policy.ReadWrite.AuthenticationMethod. Serve a prendere tempo mentre si completa la transizione, non a evitarla: alla scadenza di febbraio le regole standard si applicano comunque.
La trappola: quando «nessuna azione richiesta» è una risposta sbagliata
Microsoft mette a disposizione uno script per censire chi nel tenant usa ancora SMS o voce, eseguibile con i ruoli di lettore globale, amministratore delle policy di autenticazione o lettore di sicurezza. È il punto di partenza giusto, ma il suo esito va letto con prudenza: lo script guarda la policy moderna dei metodi di autenticazione.
Se il tenant non ha completato la migrazione da quella legacy — lo stato che il portale chiama «migration not started» — SMS e voce possono risultare disattivati nella policy moderna mentre gli utenti continuano a usarli attraverso le vecchie impostazioni MFA per singolo utente. Lo script restituisce un tranquillo «nessuna azione richiesta» e il tenant sembra a posto. Ma la documentazione Microsoft mette in perimetro gli utenti abilitati a SMS o voce nella policy dei metodi di autenticazione oppure nelle impostazioni MFA legacy. Il conto arriva a febbraio.
La verifica da fare prima di fidarsi del censimento è una sola: controllare lo stato della migrazione in Entra ID, sotto Protezione, Metodi di autenticazione, Gestisci migrazione. Se non è «Migration complete», il tenant vive in uno stato misto e l’inventario va rifatto guardando i metodi effettivamente registrati dagli utenti, non le impostazioni della policy.
Il telefono personale, e il GDPR dentro la soluzione ovvia
Qui la questione smette di essere tecnica. Lo scenario che si incontra più spesso nelle aziende di medie dimensioni è questo: l’MFA è attivo, il secondo fattore è un SMS, e il numero su cui arriva è il numero personale del dipendente. Microsoft Authenticator non è mai stato distribuito, e la ragione è sempre la stessa — non ci sono telefoni aziendali, quindi l’app dovrebbe finire sul dispositivo privato di qualcuno.
La reazione istintiva alla notizia sarà «allora installiamo Authenticator». Vale la pena fermarsi un momento, perché quella scelta porta con sé un aspetto che raramente viene valutato. Se in Conditional Access si usano le named location basate su GPS, Authenticator chiede il permesso di localizzazione in modalità «always allow» e il sistema raccoglie la posizione del telefono ogni ora — anche in modalità report-only. Su un dispositivo personale significa un flusso continuo di dati di posizione di un dipendente, con tutto quello che comporta in termini di base giuridica e proporzionalità del trattamento. Microsoft stessa raccomanda di riservare quelle policy alle applicazioni molto sensibili. Il number matching normale, per chiarezza, non fa nulla di tutto questo: mostra una posizione approssimativa ricavata dall’indirizzo IP, non le coordinate del telefono.
Il punto interessante è che la migrazione forzata offre l’occasione di uscire dal problema invece di spostarlo. Una passkey su dispositivo aziendale o una chiave di sicurezza FIDO2 assegnata alla persona chiudono la questione all’origine: nessuna applicazione sul telefono privato, nessuna geolocalizzazione, nessun numero personale dentro i sistemi aziendali. Chi sta ragionando in ottica NIS2 ha in più un argomento solido: il metodo di autenticazione diventa un asset aziendale governabile, non un favore chiesto al dipendente.
Chi non ha smartphone, e chi lavora su Mac
Entra ID supporta due famiglie di passkey: quelle sincronizzate, salvate in un gestore di credenziali di piattaforma come iCloud Keychain o Google Password Manager e disponibili su tutti i dispositivi della persona, e quelle device-bound, che restano sul singolo dispositivo — passkey in Microsoft Authenticator, passkey Entra su Windows, chiavi di sicurezza FIDO2. Nessuna categoria di personale resta senza soluzione, ma le strade non sono equivalenti.
- Chi non ha uno smartphone, o non vuole app aziendali sul proprio — una chiave di sicurezza FIDO2 fisica, acquistata dall’azienda e assegnata alla persona. Nessuna licenza aggiuntiva, nessun dato raccolto dal dispositivo privato. È anche la scelta più solida per gli account amministrativi.
- Postazioni Windows — la passkey Entra sul dispositivo stesso, oppure Windows Hello for Business dove è già in uso. Chi ha già un deployment FIDO2 avviato è a metà del lavoro: abbiamo descritto la procedura completa nell’articolo su login a Windows senza password con FIDO2.
- Mac — tre strade, con implicazioni diverse. La passkey con Touch ID non richiede licenze e non richiede uno smartphone, ma resta legata all’Apple ID personale della persona, quindi riporta il problema dell’asset privato. Una chiave FIDO2 aziendale separa nettamente l’identità. Il Platform SSO con Secure Enclave è la soluzione gestita e device-bound, concettualmente analoga a Windows Hello for Business, ma richiede Intune.
Cosa fare adesso
- 1Censire chi usa SMS o voce, e verificare lo stato della migrazione — nell’ordine giusto. Prima si controlla se il tenant è in «Migration complete»; solo allora l’esito del censimento è affidabile.
- 2Decidere il metodo per ogni gruppo di personale prima di settembre — chi ha un dispositivo aziendale, chi lavora su Mac, chi non ha smartphone, chi ha ruoli privilegiati. Sono scelte diverse, e vanno fatte prima che gli utenti comincino a vedere prompt inattesi.
- 3Avviare la campagna di registrazione in modo controllato — abilitando prima Passkey (FIDO2) come metodo e mettendo nel perimetro il gruppo di sicurezza degli utenti SMS e voce, invece di farsi trovare dall’attivazione automatica di settembre. Non richiede licenze aggiuntive.
- 4Comunicare prima, non durante — Microsoft indica la comunicazione coordinata come il singolo fattore che più determina la riuscita del passaggio, e mette a disposizione modelli per email e Teams. Un avviso mandato dopo il primo prompt è già una chiamata all’assistenza in più.
- 5Valutare un provider telefonico solo per esigenze documentate — se esiste un vincolo regolatorio od operativo che impone un canale telefonico fuori banda, va scritto quale, per quale gruppo di utenti e su quale norma si fonda. Le informazioni sui provider arrivano dal 18 settembre, la configurazione dal 30 ottobre, e il costo dei messaggi passa a carico dell’azienda.
Cosa serve per governarlo davvero
Vale la pena essere precisi su un punto che nella comunicazione entusiasta sulle passkey si perde. Per abilitare le passkey e per lanciare una campagna di registrazione non serve alcuna licenza aggiuntiva: basta avere l’MFA attivo. Ma offrire un metodo e governarlo sono due cose diverse.
Imporre un metodo phishing-resistant per le applicazioni sensibili o per i ruoli amministrativi, escludere i metodi deboli in determinati contesti, differenziare le regole per gruppo: sono authentication strengths, cioè funzionalità di Conditional Access, e Conditional Access richiede Entra ID P1. Senza P1 si possono abilitare o disabilitare i metodi a livello di tenant e invitare gli utenti a registrarsi, ma non scrivere regole: restano i security defaults, un MFA generico tutto-o-niente. Per molte aziende questa scadenza sarà, di fatto, il momento in cui la domanda sulle licenze torna sul tavolo — ed è meglio affrontarla adesso che a gennaio.
Un ultimo chiarimento di perimetro, perché genera confusione: Azure AD B2C non è interessato da questo annuncio. Per Microsoft Entra External ID il cambiamento è previsto l’anno prossimo, con una comunicazione separata.
Fonti
- Microsoft Learn — «Passkeys by default and retirement of Microsoft-provided SMS and voice authentication», calendario del ritiro e procedura di transizione
- Microsoft Learn — «Frequently asked questions about SMS and voice retirement»: assenza di opt-out per il 1 febbraio 2027, costi dei provider telefonici, perimetro di Azure AD B2C ed Entra External ID
- Microsoft Learn — «Plan a passkey deployment in Microsoft Entra ID» e «Enable passkeys (FIDO2) for your organization»
- Microsoft Learn — passkey sincronizzate e device-bound, autenticazione phishing-resistant su macOS e Platform SSO con Secure Enclave
- Microsoft Learn — named location basate su GPS in Conditional Access: permesso di localizzazione «always allow» e rilevamento orario della posizione
- Microsoft Security Blog — «Microsoft Entra ID security updates: passkeys are the default authentication method in Entra ID», 13 luglio 2026
Approfondisci
Domande frequenti
Le risposte alle domande più comuni sul passaggio alle passkey in Entra ID e sul ritiro di SMS e chiamata vocale.
Gli utenti abilitati a SMS o chiamata vocale nella policy dei metodi di autenticazione — oppure nelle impostazioni MFA legacy — vengono abilitati d’ufficio alle passkey. In più, le impostazioni della campagna di registrazione passano allo stato «Microsoft managed» con le passkey come obiettivo, e quegli utenti vi rientrano automaticamente. Al primo accesso con MFA successivo compare l’invito a registrare una passkey. Per impostazione predefinita l’invito si può rinviare un numero illimitato di volte: il 1 settembre non blocca nessuno.
Dal 1 febbraio 2027 la fornitura di SMS e chiamata vocale da parte di Microsoft viene ritirata da Entra ID. Gli utenti il cui unico metodo MFA disponibile è SMS o voce ricevono al login una richiesta di registrazione della passkey che è bloccante: non si può più rinviare, e senza completare la registrazione non si accede. Microsoft dichiara esplicitamente che per questa scadenza non esiste alcun opt-out e che vale per tutti i tenant. Esiste invece un opt-out temporaneo per la sola finestra fra il 1 settembre 2026 e il 1 febbraio 2027, da impostare via Microsoft Graph sulla policy dei metodi di autenticazione con la proprietà passkeyDynamicMigration, che non sopravvive alla scadenza di febbraio.
Sì, ma non come servizio incluso: bisogna configurare un provider di telecomunicazioni gestito dal cliente attraverso il Microsoft Security Store. Le informazioni sui provider disponibili compaiono dal 18 settembre 2026 e la configurazione è possibile dal 30 ottobre 2026. Il costo della messaggistica è a carico dell’azienda, tipicamente a consumo e variabile per provider e area geografica. Microsoft indica questa strada per chi ha un’esigenza regolatoria, tecnica od operativa documentata, non come alternativa generalizzata. Migrare gli utenti alle passkey, invece, non comporta costi aggiuntivi.
Perché legge solo la policy moderna dei metodi di autenticazione. Se il tenant non ha completato la migrazione da quella legacy — lo stato «migration not started» — SMS e voce possono risultare disattivati nella policy moderna mentre gli utenti continuano a usarli tramite le vecchie impostazioni MFA per singolo utente. Il documento Microsoft mette in perimetro entrambe le configurazioni. Prima di fidarsi dell’esito del censimento va quindi verificato lo stato della migrazione in Entra ID, sotto Protezione, Metodi di autenticazione, Gestisci migrazione.
Una chiave di sicurezza FIDO2 fisica, acquistata dall’azienda e assegnata alla persona, risolve il caso di chi non ha uno smartphone o non vuole installare applicazioni aziendali sul telefono personale: è un oggetto aziendale, non richiede licenze aggiuntive e non comporta alcuna raccolta di dati dal dispositivo del dipendente. Su Windows si può usare la passkey Entra sul dispositivo stesso. Su macOS ci sono tre strade: la passkey con Touch ID, che però resta legata all’Apple ID personale della persona; una chiave FIDO2 aziendale; oppure il Platform SSO con Secure Enclave, che è gestito e device-bound ma richiede Intune.
Per abilitare le passkey e per lanciare una campagna di registrazione non servono licenze aggiuntive: basta avere l’MFA attivo. Serve invece Entra ID P1 per governare l’identità in modo condizionale, perché le authentication strengths — imporre un metodo phishing-resistant per certe applicazioni o certi ruoli, escludere metodi deboli in determinati contesti — sono funzionalità di Conditional Access. Senza P1 si può offrire e far registrare le passkey e abilitare o disabilitare i metodi a livello di tenant, ma non definire regole differenziate: restano i security defaults, cioè un MFA generico tutto-o-niente.